Le bleu du ciel

Le blue du ciel

Il risucchio dell’alta pressione
strappa lo sguardo fittile
da eroe greco morto
silhouette nera su fondo rosso
dal marciapiede logoro della quotidianità
riconosco l’abbagliante sfolgorio
dell’avventura nel celeste concavo
invernale
ma dov’è la tensione viva dell’essere
la torsione estrema del colpo
caricato
l’eterna ricerca della reliquia sacra?
Il troppo ossigeno mi stordisce
la troppa luce mi abbacina
il mio cuore è fiacco
la mia anima rinsecchita
basta appena a sopravvivere
alla vuota corvè da caserma piemontese
che ci dispensa l’odierna Storia
un respiro più profondo
denoterebbe una non gradita
vitalità ai padroni del mondo
ma come si fa a nascondersi
nelle pieghe umide di questa
malsana realtà per anni
senza inzupparsi le ossa
fino a rendere l’anima fradicia?
Anima?

Il servo perfetto non possiede anima.

Tale a donne ed animali, piante, così pontifica il padrone.

Le donne invero possono essere portatrici di anima, non la loro, ma quella derivante da una compilazione di punti salienti ad uso e consumo di punti di vista di anime di uomini.

Stile abito e manichino di vimini alla Diderot.

Ma, dicevo, il servo perfetto non possiede anima. Non soffre mai veramente, se non quando deve compiacere il padrone per una punizione da lui elargita.

Il servo perfetto non ha desideri propri, ma quelli che il padrone pensa ch’egli debba avere per necessità mercantile od ignoranza ontologica.

Il fatto poi, dicevo, che la donna abbia, a volte, un’anima posticcia che rivesta la sua gabbia non la esime dall’essere esclusa dalla servitù: esemplarmente spesso la si può trovare anche a capo di un governo o di un ente internazionale. Risultano essere i servi migliori.

Il servo perfetto non gioisce mai veramente tranne quando deve compiacere il padrone.

Chiaro che tutto deve essere fatto dal servo per compiacere il padrone, amare e odiare pur anco.

E siccome il padrone nella sua infinita e cristallina mente perfetta qual diamante scintillante tra i mille petali rosa di loto si compiace egli stesso per la propria indulgenza sottile come filo di seta appena filato di scagliare, per gioco appunto, lïlā, il proprio magnanimo odio sui servitori e quelli, allora, i servi perfetti dunque, di buon grado accogliendo l’incommensurabile richiesta del loro numinoso padrone non possono che far sgorgare dalle proprie viscere, in risposta alla ineludibile chiamata, il più bestiale odio gratuito contro se stessi in un pogrom di violenza e distruzione catastrofica crescente, arrivando perfino ad uccidere i propri figli nel fervente slancio compassionevole di compiacere il santo padrone.

Ma, direte voi, come può il servo perfetto che non possiede anima poter odiare con tutta l’anima?

Ma perché purtroppo il servo perfetto non esiste ancora. Il padrone da alcuni millenni tenta di selezionare solo i capi migliori da far figliare servi sempre migliori, ma la razza umana è più bastarda di quella canina o bovina… Qualcosa tende a permanere, a tornare come la sgradevole impressione di aver commesso un errore alla sera di festa del giorno prima, un errore che, se ricordato, potrebbe tornare molto utile nei giorni a venire… Dei grumetti di anima quindi, non si sa se riformatesi o mai raschiati via bene dall’utero comune della coscienza, fanno mantenere al servo un minimo percepire basale di funzionalità destinate dal padrone ad essere prerogative dello stesso padrone come l’amore, la rabbia, l’odio, l’amicizia, la volontà, il desiderio, la libertà ( perché, ricordiamolo sempre, il padrone è sempre e comunque un essere umano al pari del servo, anche se ,tragicamente, sia convinto del contrario )

Codesti barlumi di vita aggrappati ai tessuti coscenziali come polipetti alle corde vocali forse sono i migliori amici del padrone.

Di fatto rendono un servizio pari a quello dei neuroni a specchio rendendo ancora possibile una attività mimetica preconscia del servo nei confronti del padrone.

Probabilmente eliminando del tutto queste incrostazioni sentimental/emozionali si renderebbe il servo un essere totalmente autistico, inservibile e ingovernabile.

Al contrario se si volessero coltivare queste ostinate colonie staminali, memoria metastorica del genere umano, si otterrebbe un effetto di crescita della coscienza, del reame affettivo/emozionale e dell’oscuro ma fondamentale regno dell’inconscio e dell’istinto, che renderebbe impraticabile la dottrina socioeconomica del padrone sul servo.

Perché una volta appurata la pienezza o la prospettiva di una pienezza come esseri umani è impossibile accettare i dorati ceppi padronali della sub/umanità.

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