Ovest

Un treno passa acciaio su acciaio
Un rombo ovattato di temporale
Nella mia testa vuota
Il dieci di agosto e tutto è immobile
Scorgo solo il rapido pulsare di un’arteria
lungo il polso
ogni pulsazione è un piccolo passo verso la fossa
l’unica realtà è la nostra – la mia – fine sicura
i ricordi mi avvelenano il sangue
tutti i mi piacerebbe che
vorrei essere/vorrei avere/vorrei fare
intossicazioni da piombo
gira tutto storto
ma d’altronde
vivendo su d’un pianeta che ruota sghembo
che dovremmo aspettarci…
le mie cose
la robba mia

giace costipata attorno a me
così come ho provato a sistemarla
uno sfrattato
uno sfollato
et je n’ai plus d’argent
ed il cielo di giorno è grigio d’afa
come i miei pensieri
che rincorro in tondo sferzandoli
incitandoli all’azione
inutilmente
nuova mise en scene di un vecchio dramma
ammuffito
l’artista e la sua crisi creativa

Khole forever

-Roma at my new home, 10 agosto 2004-

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Un chien andalou

Nel casino
Si attivano le sinapsi
Per dirti quello
Che – forse – già sai

( assolvenza dal bianco )

Un cane Andaluso
Con una rosa
Appuntata sulla lingua
Scodinzola sotto i portici
Tra schegge di viola

( controcampo in soggettiva )

Insanguinando le mie labbra
La mia notte
Il vino annega il mio stomaco
Così pieno d’amore
Così pieno di piscia distillata

( citazione )

Indifferente gioventù s’amusa
Libando calici ad ignoti
personaggi locali e tutto sfuma

( stacco sul fiume in secca )

Flores, flores por los muertos!

La vecchia meticcia mi porge corone di cardi
Gli occhi opachi della morte
Gli occhiali tondi con cui vedo il mondo
Una rosa
I cui pugnali ancora
Mi trafiggono la lingua
Questa mia sporca
Viscida
Lingua da cane

Fin

-Parma 10 gennaio 1992-

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Memoriae causa

Sottofondo
Pan Sonic
Primo piano
Le mie mani sulla tastiera
Che tremano
Impacciate
Nel cercare la combinazione
Giusta
Di lettere
Per evocare
Il suo odore
Di pelle elastica
Di bucato appena fatto
Sudore da leccare
Speziato appena alle ascelle
Il suo corpo rovente
Accanto al mio nelle notti
Di orgasmi urlati
Di bocche spalancate
Incredule a tanto piacere
E gli occhi
La sopracciglia destra
Appena alzata
La sua risata piena
Le labbra turgide
Come nessun’altra mai
Contro le mie
Strette attorno al mio sesso
Le lacrime ora sgorgano come allora il seme
Irrefrenabili
Come il desiderio
Di ricordare
Ogni attimo di piacere
E saper godere
nel dolore
Della sua violenza antica
Prima che il sudario del tempo
Ricopra di melanconia
Ciò che una volta
Fu amore

-Roma 17 ottobre 2004-

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Fear

Coltelli squagliati di ruggine
Pallidi inguini indifesi
Schizzi di sperma
M’insanguinano i sogni
Non sarò io domani a spararti in faccia
Chiamalo pure Destino
Ma le porte sono tante
Le vedo schiudersi nella penombra
Voglio che tu abbia paura di me
Come l’ho io ora di te
Lungo questi corridoi bassi
Di fruscii e nero di seppia

-Roma 25 novembre 1995-

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Dalla finestra

Tramonto
Un raggio di sole
Pini ghiaia
Merda di cani e roulottes
Penso che prima o poi ci fotteranno tutti
Magari ci troveranno in un bagno
O un po’ rigidi sopra un letto
A riallacciare cavi elettrici tagliati
O a rubare sigarette in un auto
Oppure sarà una multa per divieto di sosta
O qualcosa del genere
E rido
nello schiacciarmi le pulci
Tra i peli delle braccia
Non potendo fare a meno
Di notare come sia bello
L’arcobaleno
Tra questi stracci di nubi opache
E me

-Casa di Lucio 15 maggio 1993-

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Mi manchi
Mi mancano i tuoi occhi
Persi nei miei
Mi manca la vibrazione della tua voce
La tua camminata
Che riconoscerei
Tra milioni di altre
Mi manca il tuo corpo
Così forte e morbido insieme
Da stringere contro il mio
Strafatti di felicità l’uno dell’altra
Mi manca il tuo calore
Di notte sul materasso dell’esilio
I tuoi fianchi rotondi da stringere
Stringere
Piangendo di felicità contro il tuo ventre
Ridendo di gioia
Fino a sbavare e avere gli occhi rossi
Rossi come quelli del coniglio bianco
Qui davanti a me
Che continua a sventolarmi sotto il naso
Un grosso orologio a cipolla
Ripetendo preoccupato:
Ahimè, ahimè
Si sta facendo tardi!

-Roma 30 dicembre 2004-

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J’ai plus de souvenirs que si j’avai mill’ans

tra i noduli della memoria
si celano sempre
cancri di silenzio
neoplasie di desiderio
sarcomi di solitudine
avvinghiati al girasole dell’essere
la nostra rabbia ingoiata
si deposita in cristalli di metastasi
in quest’era tumorale di perfetti imbecilli
sicari di bambini e Cavalieri del lavoro altrui
stupratori di sogni e pornocrati irridenti
con la coscienza aurea altrove
in boomerang telematici
di disastri imminenti
frammenti di Dèi perversi
a negarti il seguito del serico frusciare dei pensieri
sul velluto emorrotico della tua anima ulcerosa
ed in quest’alba bianca d’acciaio
il caffè sa di polvere da sparo
il sapore del risveglio
è sangue

-Roma, 3 febbraio 1994-

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Quando te ne sei andata mi hai lasciato
Solo tre mutandine °
Manco fossi Bukowsky
Tre mutandine e quattro paia di calzini colorati
Che mi mettevano allegria quando li portavi
Sette sarebbe un numero interessante
Ma ci sono due spazzolini da denti
Uno rosso – l’altro a forma d’elefante
Nove anche è un numero interessante
Ma basterebbe una unità per salire di livello
E giocare s’un piano superiore di coscienza
Il dieci è un bel numero pieno
Sono le mie dita che sognano ancora
Di sfiorarti il corpo – una corona di sephirot
Ad ornarti la fica – o cinque dita intrecciate
Ad altrettante nel fuoco lascivo del tramonto
Dieci
Il risultato impossibile d’una equazione
Storpiata dalla vuota incognita della mancanza

Il quattordici
Questo giorno di nuvole e vento
La lama dei tarocchi
Che segna questo Tempo

-Roma 14 luglio 2005-

° “Quando te ne sei andata mi hai lasciato solo tre mutandine” è un verso che da il titolo ad una poesia di Bukowsky.
Non so se realmente lui si sia ritrovato proprio tre mutandine, io le ho contate e sì, sono tre paia di mutandine.

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Oggi mi sento antico
Come lo spettacolo della pioggia
Liquidi filamenti scintillanti
A lavare il mondo
Dai presenti dolori
Genetici del fato
Dai passati amori
Epifanie del caso
Dai futuri allori
Ad un dito dal naso
Un lampo
Un tuono
Antico
Come il perdono
Come la sensazione
Dell’abbandono
Oggi mi sento
Antico
Come l’ultimo
Uomo

-Roma 13 novembre 2004-

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