Intermezzo

Baratrella

la Dama in Nero
la Signora degli Abissi
l’Implacabile Spadellatrice
più di un quarto di secolo
dilatato oltre il tempo e lo spazio
dilatato come certe pupille sotto cassa
dilaniato come solo a certe anime è dato
mi mancano l’ovale del suo viso
e il timbro della sua voce
nelle fredde mattine d’inverno
e non so dove sia finita
né che faccia
ma forse è meglio non saperne niente
le cattive notizie hanno ali di falco
e rimane nitida l’immagine
di lei
in paranoia acida compassata dall’esperienza
mentre cerco con discreto successo di farle
capire che i suoi amici non stavano facendo
gli stronzi con lei ma non si erano semplicemente
capiti perché…
perché tira e tira
a volte ti viene addosso tutto lo scaffale
e allora è dura…
e la vallata era calda e assolata
e ovunque pompavano inarrestabili le casse
e ancora ci sarebbero stati
tanti ketabuchi
in cui provare ad infilarsi…

-Roma nh 20 agosto 2004-

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Betty_23

lavorare con i bambini
non è cosa facile
ci vuole un cuore grande
e intelligenza
e mi stupivo
nelle mattine scintillanti
di luce dorata
ad ammirarla
con i suoi lineamenti austeri
aggirarsi per la festa
magicamente avvolta
dall’aura di rispetto
che tutti provavamo per lei
la potenza che trasmetteva
dai 1200 all’interfaccia delle casse
generava onde immense sulle quali
darsi alla pazza gioia
cresta dopo cresta
vinile dopo vinile
e non mi stupirei
ora
se ci scoprissimo
tutti un po’ orfani
e per chi c’era
ed eravamo tanti
quel 23 fiammeggiante
è il migliore
degli epitaffi
possibili

-Roma nh 26 agosto 2004-

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di lei non voglio ricordarmi
neppure il suono del suo nome
ma la puntualizzazione negativa
spesso
rafforza ciò che di buono
si trova altrove
ed è questo sicuramente
Il risultato che cerco
da un po’ tronfia di sé
all’ego che si espande
a scavalcare il prossimo
raya despues raya
nessun/a amico/a
polli da spennare
al market dell’Ipermerce
averci avuto a che spartire
lascia l’amaro
della miseria in bocca
e l’immagine sua
rivista ultimamente
è di un corpo gonfio e sformato
anzitempo
come il cadavere di un annegato
portato via dalla corrente
del tempo

-Roma nh 23 agosto 2004-

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intermezzo

Non ho desiderio stasera
Di dare caratteri a precisare nomi
Unire sillabe a creare volti
L’estate che passa
Mi risucchia con sé
La tristezza dell’accorciarsi
Troppo veloce
Del viaggio del sole nel cielo
M’angoscia non meno
Del crescere del prezzo al barile
del greggio
Folli
Siamo dei folli
Spendo gli ultimi soldi
In pakistano vero
E il gustarlo mi ricorda tanto
La storiella zen
Dell’uomo appeso ad uno sterpo
Sull’orlo del precipizio
Con la tigre ad incombere
E una tenera fragoletta
Da assaporare

-Roma nh 23 agosto 2004-

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(qui non siamo alle giostre, qui ogni giro non sarà mai uguale al precedente…
perché oltre al panorama, ad ogni giro, sarete cambiati anche voi…)

S & K

Simona e Katerina sono di spalle
Aggrappate entrambe allo stesso braccio
Il loro braccio
Come gemelli siamesi
Apparentemente discordi
Convergono
Divergono il passo
Incespicando nei frames
Del Multiverso Key
Si allontanano
Ma con calma
Nessuna fretta
Se il Tempo
È solo un sostantivo maschile
Fra i tanti
E poi cos’è un sostantivo?
È forse cristallo
O plastica al tatto
Metallo?
Il viso si volta
Lo sguardo ritorna
Ere diverse si sono succedute
Con i loro imperi millenari
Nati e tornati alla polvere
E la certezza di un appiglio
Il loro braccio comune
Come compagno fidato di viaggio
A unire le crepitanti aure
Delle loro sagome oscure

-Roma nh 19 agosto 2004-

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