Nord

Treni carichi di sogni infranti
Sotto un cielo cobalto
Sfrecciano aggrappati
A neri cavi sospesi
Mentre un gabbiano ride
Al di là delle sue ali tese

-Roma 25 maggio 2005-

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Solo

Un uomo ed una gatta chiusi
In un monolocale sotto la pioggia
Si può essere più soli di quando si ha la nausea
Del cuscino che si stringe fra le braccia
Senza avere il coraggio di sputarsi in faccia
Ed andare a cercarsi qualcosa o qualcuno
Da accarezzare e farsi accarezzare
Il vento o il mare tra le ginocchia bolse
Inzuppate di questo freddo umido
Invece di un ventre caldo su cui riposare
Quanto può essere grande del sesso
Purché sincero
Io
Che sogno amori disfarsi tra le ciglia
In un battersi di palpebre lascive
Sbarro gli occhi sul nulla d’un semaforo verde
Una merda sul marciapiede buio
Sui resti mummificati di chi alle sette e mezza
Prende l’autobus nella luce perversa
Del caldo sole del mattino
Sulla mia immagine contorta
Riflessa nello specchio che mi regge
Il Tempo

-Roma 26 marzo 2000-

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Wellcome to planet Earth

Il cuore cede ai limiti dell’ombra
In ginocchio sulle sue arterie
Piego lo sguardo oltre la cornice nera dello schermo
Solo
Davanti al vuoto incombente di una guerra
Non ho risposte
Non ho domande
Forse ne ho avute abbastanza
Ho già avuto la mia razione abbondante
D’orrore
E so che questo non è ancora nulla
Perché la mia pelle è ancora integra
E sono troppo stanco
Per poterlo sopportare
La goccia dei giorni
Fa traboccare il vaso della vita
Alla fioca candela della speranza
Solo pochi anni fa
Era un enorme Sole
Ma ora
Ora so che le tenebre
Ci inghiottiranno tutti
È rimasto poco tempo
E lo spreco a leccarmi le ferite
Che dovrò subire ancora
Fottuto bastardo
Aspetto cosa?
L’ultima canna prima del letto
Del sonno
Del sogno che mi strappi
Dallo squallore della nostra scintillante civiltà
Aspetto
L’ultimo squillo di tromba
Che so già non arriverà mai
Abbiamo lavorato bene
Nessuno si senta escluso
Ora pensiamo agli ospiti…

-Roma 17 marzo 2003-

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Il cognac dei desideri

I desideri
Che evaporano in Cognac di seconda scelta
Grandi cieli azzurri di ghiaccio
Occhi sconosciuti
Non ci si incontra non ci si sfiora
Forme riflesse da specchi malati
Se uno sguardo si annoda è per sbaglio
La spada cala inesorabile a troncarne i fili
E se Albinoni tesse la trama di questa notte
La fine del nastro ne segnerà l’inizio
Ed il Cognac evapora nei desideri
Di seconda scelta inesorabile
Come la spada del destino che separa gli amanti
Che ne disperde la polvere nelle fessure del parquet
Negli occhi dei passanti sorpresi da sguardi altrui
Pericolosamente lontano dalla loro strada
A perdersi ancora tra le braccia
Rovesciate dell’inganno
Nonostante tutto pronti a morire ancora
Ancora Cognac di seconda scelta sigarette & mansarde
A scoprire se si può morire
Come allora ma un po’ più distante
Per non inciampare nelle proprie frattaglie di ricordi
Per affogare la rabbia nella melanconia
La follia nell’inutilità di un gesto ovvio
Lontano come il fuoco dei miei pensieri adesso
Che brucia altrove separato ancora
Che brucia la polvere degli amanti
Che forgia la spada del destino
Che distilla il Cognac in ricordi di seconda scelta
Che consuma la sigaretta da cui sfuggono
I desideri in lente spirali
Acri come i miei pensieri
Come tutti i parquet di ieri
Di passi scalzi e lombi allacciati
E parole nomi interiora
Di tacchini al macello
Come ritrovarsi soli
ad una festa da dopobomba
senza invito
come risvegliarsi sfatto
rincoglionito da un sogno atroce
con la certezza disperata
di non averlo affatto
capito


-Parigi 30 dicembre 1992-

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Dove sono i tuoi occhi?
Restano perle nella mota del porcile
Intrappolate come galeoni
Incrostati di madrepore escrementizie
Sui bassifondi della memoria
Dove sono i tuoi occhi?
Un letto torbido di canale
Accoglie il sasso lanciato
A rompere la quiete dello specchio
Il silenzio tessuto di ricordi
Labbra di lumache che s’accoppiano
Forme informi
Fantasmi di promesse
La solitudine notturna
Del risveglio
Dove sono le tue labbra?
Tracce argentee perse
Sotto la luna
Luna di senni smarriti
Archivio lucente di follie
Ululato di vecchi cani
Vecchi desideri senza corpo
Senza anima
S’incarnano in ombre di passanti
Ai margini del campo visivo
Sono perduto
Ascolto il balbettio della vita
In strada
Motori a scoppio e rotolare di pneumatici
Sull’estivo asfalto notturno
Le domande si avviluppano
Al lampione dorato con traiettorie
D’insetti morenti
Persistono soltanto echi di guerra
E lo sfrigolare della sigaretta
M’aggrappo alla vita
Come un treno in curva alle rotaie
Le risposte che cerco
Sono lontane da me stanotte
Più delle remote stelle
Più del cerchio perfetto
Dei suoi fianchi
I miei occhi
Allora
Dove sono i miei occhi?

-Rm 12 settembre 2006-

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ed io
incapace d’intendere
e di volere
che cosa poi me lo chiedo ancora
m’aggiravo pesce rosso sperduto
sui fondi melmosi di bottiglie scolate
a forza per resistere all’iniquo dei giorni
alla presenza inquietante del fato
non sapendo ancora che quello
è il solo potere che abbiamo

-Roma 1 dicembre 1999-

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Capodanno

L’odore del piscio dei gatti è inconfondibile
Il marchio impresso a fuoco su questa città
In fin dei conti vi odio tutti
Almeno tanto quanto odio me stesso
Le mie illusioni da impotente
Il mio ridicolo desiderio d’infinito
Stretto nel breve respiro di una vita
Piegato in due dal duodeno in fiamme
Nausea sottile del non poter per tara o per destino
A dir si voglia cogliere al volo l’attimo
Il costume da indossare nel momento
Aver rifiutato la natura delle cose
Se il velluto di cosce femminili
O cazzi cappelle violette e dure
Ma rimandato a sempiterne rotule
Gli inizi o meglio sbagliato parrucca
Non capito seguito i pezzetti di vetro
Del caleidoscopio sperando idiota
Che formassero l’immagine sognata
Sperata fino a divenire cieco e sordo
Ai sinceri consigli lignei dell’esperienza
Avuta
Ed ancora non sono me stesso
Odora come di gatto la marcatura
Questa notte di unghie sulle lavagne
Stridere di desideri e possibilità
Incompatibili & opposte
Dove resto solo a cercarmi
Di volere un po’ di bene
Troppo vecchio per essere cinico
Troppo bambino per essere vecchio
In fin dei conti vi amo tutti
Almeno quanto amo me stesso

-Roma 31 dicembre 2001-

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a L.B.

Le labbra della notte sono morbide
Cristalli caldi attraversano le capriate basse
Come stelle cadenti froce
Che s’attardano nell’ultimo saluto della sera
Le labbra della notte sono morbide
Aggrappato alla piega del loro sorriso
Piagnucolo un po’ sulle passanti straniere
Vaganti per le strade come pallottole di seta
Nel freddo vuoto domenicale
Mi perdo in piccoli ricordi urticanti
Ad un passo dal velo delle lacrime
E ci troviamo a parlare
Di donne femmine amanti

Si può disquisire per l’eternità del Mondo
Ma l’Infinito stesso resta chiuso
Nel cerchio stretto d’un abbraccio

-Roma 23 gennaio 2006-

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Sto fatto
Sfatto e rifatto
Sto fratto
Le poche ore
Di luce
Che mi separano
Di nuovo
Dalle tenebre

I sogni d’inverno
Hanno gambe corte

-Roma 18 dicembre 2005-

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