Premessa

… invero ogni essere è altro da sé, e ogni essere è sé stesso. Questa verità non la si vede a partire dall’altro ma si comprende partendo da sé stessi. Così è stato detto: l’altro proviene da sé stesso, ma sé stesso dipende anche dall’altro. Si sostiene la teoria della vita, ma in realtà la vita è anche la morte e la morte è anche la vita. Il possibile è anche impossibile, e l’impossibile è anche possibile. Adottare l’affermazione è adottare la negazione; fare propria la negazione equivale a far propria l’affermazione…

Sé stesso è anche l’altro; l’altro è anche sé stesso. L’altro ha un proprio concetto dell’affermazione e della negazione. Sé stesso ha, ugualmente, un proprio concetto dell’affermazione e della negazione. C’è davvero una distinzione tra l’altro e sé stesso o non c’è affatto? Che l’altro e sé stesso smettano di opporsi, questo è il perno del Tao. Questo perno si trova al centro del circolo e si applica all’infinità dei casi.

Voler dimostrare, partendo dall’idea in sé stessa che le idee nelle cose non sono affatto idee in sé stesse, vale meno che dimostrare partendo dalla non-idea che le idee nelle cose non sono l’idea in sé stessa. Voler dimostrare partendo dal cavallo in generale che un cavallo bianco non è un cavallo in generale vale meno che voler dimostrare partendo dal non-cavallo che un cavallo bianco non è un cavallo in generale. In verità, l’universo non è che un idea; tutti gli esseri non sono che un cavallo.

E’ camminando che si traccia la via; è nominandole che le cose sono. Come dire sì ad una cosa? Si dice sì ad una cosa che è. Come dire no ad una cosa? Si dice no ad una cosa che non è. Come giudicare ciò che è possibile? Si considera possibile una cosa che è possibile. Come giudicare ciò che non è possibile? Si considera impossibile una cosa che non è possibile. Ogni cosa ha la sua verità; ogni cosa ha la sua possibilità. Non c’è nulla che non abbia la sua verità; non c’è nulla che non abbia la sua possibilità.

E’ così che lo stelo sottile e il grosso pilastro, la donna brutta o la bellissima Xi-shi, il grande e lo straordinario, l’astuzia e la mostruosità si riassorbono tutti nell’unità del Tao. Questa unità, dividendosi, forma gli esseri; e, formando gli esseri, essa si distrugge. Così, ogni essere non ha compimento né distruzione, perché viene riassorbito alla fine nell’unità originaria.

Solo l’illuminato sa che la comprensione conduce all’unità, così egli respinge i propri pregiudizi per attenersi alla giusta misura. La giusta misura permette la pratica, la pratica porta ad un risultato, il risultato è il conseguimento. Giungere al conseguimento è vicino al Tao. Bisogna affermare i fatti. Compiere senza sapere il perché, ecco il Tao.

Supponiamo di esprimere qui un giudizio. Si saprà mai se assomiglia ai pregiudizi umani? O se al contrario non gli assomiglia affatto? Che si assomiglino o non si assomiglino, sia questo giudizio sia i pregiudizi umani partecipano di uno stesso genere, cosicché questo giudizio non differisce da quelli. Proviamo ad illustrare la nostra affermazione generale con un esempio. Qualcuno sostiene che il mondo ha un inizio; un altro nega che vi sia un inizio del mondo; un altro ancora nega la tesi secondo la quale l’altro ha negato che vi sia un inizio del mondo. In altri termini qualcuno sostiene che l’essere è all’origine del mondo; un altro sostiene che all’origine del mondo non c’è che il nulla; un terzo nega la tesi secondo la quale all’origine del mondo è il nulla; un altro ancora nega di nuovo la tesi secondo la quale si nega che il nulla si trovi all’origine del mondo. C’era l’essere, c’era il nulla. Si sa forse se l’essere e il nulla esistono veramente o non esistono affatto? Se ora esprimo un giudizio chi può dire se questo è un giudizio e non, piuttosto, l’assenza di qualsiasi giudizio?

Nulla al mondo è più grande della punta del pelo autunnale; il monte Tai è piccolo. Nessuno è più vecchio di un neonato morto; Peng Zu è morto giovane. Il cielo e la terra sono nati il giorno in cui io sono nato; tutti gli esseri e me stesso siamo una cosa sola.

Poiché l’universo è uno, come se ne può parlare? Poiché è chiamato uno, come si può non parlarne? L’uno e la sua espressione fanno due; questi due e l’uno originale fanno tre. Un abile calcolatore che volesse continuare così non ci riuscirebbe; come potrebbe riuscirvi un uomo ordinario? deducendo l’essere dal nulla si ottengono già tre idee distinte. A quante idee si giungerà se si vuole dedurre l’essere dal essere? E’ nel non dedurre che si è nel giusto.

Il Tao non ha limite; la parola non è sicura. E’ dalla parola che vengono tutte le distinzioni stabilite dall’uomo. [...] “Ogni discussione implica una visione parziale”.

Il Tao supremo non ha nome; il discorso supremo non ha parole; la benevolenza suprema esclude qualsiasi benevolenza parziale; la purezza suprema è senza ostentazione; il coraggio supremo è privo di crudeltà.

Il Tao che appare non è più il Tao; la parola che distingue non giunge alla verità; la benevolenza che si ostina è incompleta; la purezza esclusiva non conquista il cuore; il coraggio accompagnato da crudeltà non ottiene il suo scopo. Sono tutti come un circolo che si sforzasse di diventare un quadrato.

Sapere che vi sono cose che non si possono conoscere, ecco il sommo sapere. Colui che sa che il discorso è senza parole e il Tao senza nome, questi possiede il tesoro del cielo. Versare senza mai riempire; attingere senza mai esaurire e questo senza saperne il perché…

(dallo Chuang tzu, IV secolo dopo Cristo.)

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Bene! Ottimo! Grandioso!io11bn-copy.jpg

Allora posso ricevervi da buoni ospiti… benvenuti nella mia modesta dimora nella Rete, della dimora di una parte di me, almeno. Viaggiatori della desolata terra telematica vi auguro una buona permanenza chez moi.

Non fraintendetemi, altrimenti non sarei qui, la terra telematica è “desolata” perché esiste in tutto e per tutto abbarbicata ad un sistema di cavi ed elettricità che possono essere soggetti a qualsivoglia interruzione, anche volontaria. Però esiste e funzione bene, ed il pensiero è libero di scorrazzare così per l’intero globo, libero di espandersi e chiarirsi.

Avevo già qualcosa in rete prima, ma un accidente e la mia incuria hanno fatto sì che il tutto scomparisse dall’oggi al domani. Sic transit gloria Mundi. Perciò questo è un altro giro, un’altra corsa. Alcuni articoli sono stati pubblicati su due riviste: Torazine e Catastrophe… (ricerchina in rete per saperne di più) Altri articoli ancora non lo so, altri ancora non saranno “articoli”. Così come l’io di domani non sarà l’io di questa notte in cui scrivo, e voi che leggerete domani non sarete più voi che in questa notte non mi avrete ancora letto.

2 Responses for “Premessa”

Elisa

Grandioso, davvero… Anche se io tendo ad essere più… sintetica (col rischio di divenire ermetica).
Complimenti: passerò qui di tanto in tanto a rinfrancarmi cercando di conoscerti meglio.
Bravò!!!

Elisa

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