Il sonno, il tempo e la visione

[1]Felice tra gli uomini che vivono sulla terra colui che è stato ammesso al rito!
Ma chi non è iniziato ai misteri, chi ne è escluso, giammai avrà simile destino,
nemmeno dopo la morte, laggiù, nella squallida tenebra.

( Inno omerico a Demetra, versi 480/484 )

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Sogno, dunque sono.

Il Sogno. Il Sogno dell’Essere primordiale fu la Possibilità e la Probabilità, il desiderio di ciò che ancora non era se non nel Sogno stesso. Ed il Segno del Sogno fu la Diversità, ed ogni Diversità sognò se stessa sognante il Segno del Sogno, finché l’Uno-Nulla non si separò nelle spire innumerevoli di ciò-che-è-il-Tempo, l’Infinito Serpente Ananta, l’egizio Kematef, sostanza degli stessi dèi. Dal Sogno l’Essere emanò se stesso, sognato in infinite Diversità, con infinite Probabilità, per infinite Possibilità.
Quando ero piccolo sognavo di piu`, forse sognavo e basta.Era il Tempo del Sogno. Il Tempo Mitico della Creazione.
Nel tempo Mitico della Creazione dal Sogno si procedeva alla Realtà, si concepiva la struttura delle cose a misura della Fantasia.

Quando eravamo piccoli, Noi abbiamo creato il Mondo, lo abbiamo allevato, nutrito dal nostro seno di nettare e ambrosia, lo abbiamo plasmato con amore e pas­sione sino a farci dolere le dita a nostra immagine e somiglian­za. Quando eravamo piccoli avevamo il dominio sulla Realtà per­ché la Realtà stessa era ciò che desideravamo, in Sogno. In Sogno abbiamo percepito i sacri Misteri dell’Universo e li abbia­mo fatti nostri. In Sogno, cioè in Realtà, abbiamo combattuto e vinto Nani, Giganti e Bambole gonfiabili. Abbiamo sognato i nomi delle Cose, in Sogno, e li abbiamo seminati nella grassa Terra nera affinché dessero i propri frutti moltiplicandosi. Noi ab­biamo misurato in Sogno, e dunque realmente, la curva del Cielo e quella dell’Orizzonte, il [2]Perno del Mulino celeste e le sue o­scillazioni, sezioni d’arco lungo il cammino delle Stelle, giorni e stagioni e viaggiato per mari e deserti e abbiamo sognato, e perciò in Realtà creato, città e porti e i luoghi magici dei Sacri Custodi delle Chiavi del Sogno.

E realmente abbiamo creato in Sogno i nostri Desideri e cos’è più desiderabile d’un Mondo stillante Amore e Vita dai pori del­le Cose?

Ma le curve frattali sono insidiose nella loro intima essenza non lineare. Sdrucciolevoli i tornanti ghiacciati a Nord esposti. Chi sogna poco e male possederà scarsa fantasia, sarà debole e quindi facile preda d’Incubi e cattivi Viaggi. Arriverà a crede­re che sia la Realtà a determinare il Sogno, e nel suo delirio d’onnipotenza cercherà di dominare la Realtà per rientrare in possesso dei propri Desideri, cioè dei propri Sogni perduti.

Questo, infatti, è il Tempo del Sogno Perduto.

No, non è un terribile caso, è la norma. Una probabilità sem­pre in agguato nel Calcolo Caotico Universale.

Ma le variabili ruotano vorticosamente come Galassie nello spa­zio, e comunque ci saranno sempre più Galassie nell’Universo che bit disponibili sulla faccia della Terra per poterle calcolare tutte. C’est l’Eternité, ma brothers’n’sisters…

E torneremo a sognare, come quando eravamo piccoli, ed è già accaduto tante di quelle volte che non ce ne ricordiamo neanche, e l’ultima volta poi non è stata neppure tanto tempo fa, ma chissà quanti se ne saranno accorti…

Torneremo a sognare il Piacere d’esistere, torneremo a desiderare il Piacere dell’Esistenza ed a sognare di nuovo la Realtà, cioè a crearla, a plasmarla ancora una volta a nostra immagine e somi­glianza.

E sarà certamente una gran bella Realtà.

La notte della creazione

Era di Dei asfittici, stitici & solipsici. Cambio di guardia al timone cosmico. È la notte buia della creazione, ascoltate i ge­miti osceni del Dio che si masturba annoiato nei suoi cieli empi­rei. Sentite lo scroscio del divino sperma contro il nero nulla del vuoto primordiale. Il sacro seme si raggruma, depositandosi in materia informe e grezza. Ecco il primo atto della creazione. Una creazione un po’ squallida, certo, ma volendo escludere per laidi motivi politici la femminilità dal Sacro, indubbiamente è bene eliminarla a priori. No?

A dir la verità è duro immaginare un signore barbuto e attempa­to che si fa una sega attorniato dalle Schiere celesti, che osan­nano ed incitano con grande zelo. Percui, diversamente da altre religioni più a la page, dalle nostre parti si è preferito ov­viare alla indecorosa scenetta ricorrendo ad una formula “magi­ca”, alla faccia di tutte le streghe bruciate per molto meno. Fiat lux et lux fuit! Il Verbo divino colpisce ancora. Dare un nome alle Cose è farle proprie, identificarle rispetto a Sé.

Izena duen gutzia omen da, tutto ciò che ha un nome esiste. Co­sì dicono i Baschi da che mondo è mondo… La cultura ebraico-cristiana-musulmana pare proprio che non si sia inventata un gran ché, di certo ha cambiato le regole del gioco a suo vantaggio, a vantag­gio: 1) del maschio. 2) del potere. Quel che si dice un’accoppia­ta vincente…

Il problema si pone in questi termini: il substrato profondo e fondate di una Società condiziona gli atti degli individui che ne fanno parte. Ovvero: partendo da una masturbazione immaginata per di più “mentale”, cioè “verbale”, come creazione cosmica non si va certo più lontano di una intrinseca forma di egoismo caratteriale più o meno marcato. E così ci ritroviamo in una bella società sessista, razzista, imperia­lista ed inguaribilmente tronfia di sé e delle sue testate nu­cleari. Fortuna che Śiva continua alla faccia nostra la sua danza cosmi­ca, e comunque, nonostante che sia poi un tipetto da prendere con le molle, senza la sua [3]Śakti avrebbe dei grossi problemi… ed anche noi, dato che non potrebbe ricreare il Mondo ad ogni fine del Ciclo… Ma noi ci siamo tolti anche questa possibilità, difatti nella mitologia cristiana si è isolato un ciclo cosmico di creazione e distruzione elevandolo al tutto, ricostruendo l’eternità in due fasi: prima e dopo il Giudizio Universale. Anche qui niente di nuovo, dato che il confronto finale tra il bene ed il male era il nodo centrale dello zoroastrismo, ma una cosa è lo scontro tra la Luce, Aura Mazda, e le Tenebre, Angra Mayniu, e dei loro seguaci terreni, altra è il reddere rationem individualmente piccolo borghese davanti al tribunale dell’inquisizione celeste. La certezza della fine da al cristiano tipo una forma d’angoscia non altrimenti risolvibile se non nel completo abbandono della propria psiche in seno alla Mater Ecclesia. Non ci sono possibilità filosofiche da ricercare: l’intelletto umano, la sua capacità di sentire il Cosmo, di sentirsi parte dell’organizzazione universale, si ferma di fronte al dorato ma invalicabile muro del dogma. L’impianto mitologico cristiano pare, tutto sommato, una versione semplificata (massificata?) e edulcorata (a vantaggio del potere) di complessi e più vasti retaggi mitici e culturali. Dimentichiamo spesso e volentieri che l’assetto della religione Cristiana nella sua forma cattolica è opera d’un imperatore romano di nome Costantino che fece riunire tutti i vescovi a Nicea perché rendessero la loro religione sotto la sua vigile attenzione religione di stato dell’Impero Romano. Ci furono dei vescovi che si rifiutarono e finirono a marcire nelle galere imperiali. Una massa unificata di miti ovini belanti in attesa di crepare per poter spassarsela nel regno dei cieli fu il culmine del delirio di onnipotenza del potere imperiale, un colpo di genio che ci perseguita quasi ininterrottamente da ormai una ventina di secoli…

Anche perché poco si sa sul cristianesimo prima che prendesse la forma che noi ben conosciamo. Più o meno che era un sistema misterico, incentrato quindi sulla figura dell’iniziato, alla stregua della maggior parte dei sistemi religiosi di origine mediorientale. L’iniziato ai misteri doveva percorrere una via di conoscenza lunga e faticosa per completare la propria istruzione. Tutt’altro che una religione di massa, tutt’altro che una fede cieca ed incondizionata. Se volessimo darci un’idea del cristianesimo originario dovremmo ricercarlo nei testi gnostici egiziani ed etiopi, nelle eresie israelite del tempo, come quella degli Esseni (i famigerati rotoli del Mar Morto, i manoscritti di Qumrân) o nei culti cugini di Mitra o di Iside, non certo nelle lettere terroristiche di Paolo di Tarso (cambiano i tempi ma i pentiti son sempre gli stessi…). Persino una teoria affascinante, ma in odor di delirio, come quella propugnata da John Allegro nel suo leggendario [4]Il fungo sacro e la croce può darci qualcosa su cui riflettere sicuramente più oggettiva che non la solita pappina fritta e rifritta propinataci dall’ufficio di propaganda Fide!

Se si cercasse di non lasciarsi travolgere dalla spirale mortale della voluttà religiosa, o dal suo opposto, dalla negazione ottusa e cieca, figlia bastarda d’una scienza ottocentesca dura a morire, di un’ontologia a bassa risoluzione nonché di piccolo cabotaggio, forse riusciremo ancora a vedere fin là dove il lume della ragione e la fiamma dei santi roghi non sono mai riusciti a diradare le tenebre dell’ignoranza.

Il dogma e la visione

Il sogno come atto del vedere con gli occhi immediati (non-mediati) della psiche ha un valore talmente smisurato rispetto alla capacità dell’essere umano di comprendere la “realtà” che noi, tecnocratici fallocrati cibernetici fin siècle, ridiamo delle visioni sciamaniche oppure ci sentiamo talmente persi di fronte all’abisso che ci costruiamo sistemi di credenze nel tentativo di salvare capra e cavoli, cazzate tipo New Age o teorie di Sviluppo Sostenibile & so on.

L’immaginario comune pullula di spot pieni di macchinoni ipercatalizzati sedicivalvolati che sfrecciano in luoghi da favola, integri, dove la crudele mano dell’uomo pare non aver ancora antropomorfizzato il territorio… non ci si sofferma un solo istante nel pensare a quante risorse terrestri e quanto dolore umano ci siano dietro quelle divine vetture… eppure in tutto ciò il sogno c’è, sì, ma quello del desiderio indotto della merce, naturalmente.

[5]I Media concorrono nella creazione dell’immaginario, la Televisione ed il Cinema hanno una grande responsabilità nel rimodellamento dei desideri e se la ripetizione dei simboli fonda l’Ideologia allora siamo nella merda… La trasmissione di Informazioni si è cortocircuitata in loop di propaganda culturale. Se qualcuno di voi dubita di ciò può seguire le orme di Tommaso e inserire la propria manina nella piaga aperta: basta accendere la TV e godersi la ripetizione assolutamente calcolata delle notizie nei vari TG e soprattutto la successione dei servizi, volta a guidare con premura l’attenzione dello spettatore verso una posizione acritica ed indifferenziata, o a rimpinzarlo di buoni propositi e santini spendibili per ogni tipo di peccatuccio o problemino personale. Non male, bisogna riconoscere che il Terzo Reich, per quanto riguarda la propaganda, è stato veramente un grande maestro per tutti.

Il sogno indotto e di segno univoco si fa visione della realtà, ma essendo impersonale, ovvero non mediato dal vissuto quotidiano del soggetto, si cristallizza in dogma. Ed il dogma non prevede esperibilità né tanto meno possibilità critica riflessiva: è la morte della totalità, la frantumazione universale dell’Essere.

Può sembrare contraddittorio asserire che l’unificazione coatta dell’immaginario provochi una frammentazione ontologica, ma l’unità dell’Essere risiede nella capacità d’incastro delle tessere del proprio mosaico: come a dire che un puzzle ha senso solo se i pezzi di cui è composto pur essendo diversi l’uno dall’altro possano unirsi assieme fino a formare l’immagine finale. Ogni frammento isolato, costretto a farsi uguale ad altri, sarà parte d’uno schema impossibile ad attuarsi e prima o poi si troverà di fronte alla sua naturale inadeguatezza e ne soffrirà amaramente.

Il sogno, in una società che ne riconosce la sua fondamentale importanza, è destinato a ben altro che creare consenso attorno un nucleo di Potere Economico: è necessario a monitorare ed mantenere il legame tra la cultura come natura dell’uomo e la realtà come espressione tangibile della Natura stessa, come Essere.

Le visioni personali concorrono nel formare una visione elastica ed in continuo divenire, come lo è lo scorrere dell’energia attraverso l’esistente. A meno persone si darà l’opportunità di conseguire le proprie visioni tanto meno ricca e profonda sarà la cultura e quindi la società di cui loro fanno parte. E questo non ha nulla a che vedere con il prodotto interno lordo od il tipo di tecnologia che si possiede, è un ordine di grandezza psichica che non si misura con le quotazioni in Borsa o l’efficienza della Magistratura, giacché tutto ciò rientra in un “sistema di potere” dei pochi sui molti che si basa proprio sulla negazione della visione personale e prospera sull’imposizione del dogma.

L’uso di sostanze enteogeniche nelle stragrande maggioranza delle culture non legate al ciclo delle Merci è sempre servito proprio ad esaltare la visione, che pur personale, nella comune qualità dell’esperienza riconsolida il terreno culturale su cui si fonda questo tipo di società. Ma nel Regno delle Merci possiamo assistere a curiosi paradossi: l’enorme quantità d’immagini e di icone che ci vengono somministrate dai Media, a parte il loro intrinseco valore pubblicitario e propagandistico, sono forse così apparentemente necessarie al tessuto sociale proprio per il loro essere un surrogato a buon mercato della visione. Il paradosso risiede nel fatto che non trovandosi neppure un briciolo dei vantaggi, sia personali che sociali, di una visione, ci si imbottisca fino a scoppiare di immagini autoreferenziali nel tentativo di riempire il vuoto profondo causato dal dogma millenario che l’Uomo non sia Natura!

E si confonde il vedere con la visione, il sapere con la conoscenza, il dolore con la sofferenza e si rimane attoniti e senza spiegazioni di fronte ad un mass murder, al maresciallo in pensione che fa fuori con la sua vecchia [6]Beretta® tutta la famiglia… il gesto di un folle. Ma la follia non è una scusa buona per ogni occasione, con cui sciacquarsi i coglioni quando prudono: la follia è la spia che una società ha dei problemi strutturali, dei grossi problemi strutturali, e farebbe bene a farsi qualche conto in tasca prima di tirare dritta verso la sua gloriosa e meritata fine…

L’uomo necessita di visioni, non può fare a meno del sogno, molto probabilmente sono stati loro a proiettarlo in questo lunghissimo trip che è la storia umana. Sogno e visione… il vedere possibile con occhi molteplici una forma precisa dietro la scheggia intonsa d’ossidiana… il masso che si fa menhir, il cielo stellato calendario perpetuo, la nascita come il fisico divenire d’una Energia universale, la morte come il suo riflusso nell’infinito ciclo dell’Essere.


A & Ω


“Salve o Thot! Che cos’è questo che è accaduto ai divini figli di Nut? Hanno combattuto, hanno sostenuto la contesa, hanno fatto strage, hanno provocato guai: in verità, in tutto il loro operato i potenti hanno agito contro i deboli. O potenza di Thot, concedi che ciò che il Dio Atum ha decretato sia compiuto! E tu non vedi il male né ti lasci provare dall’ira quando essi portano alla confusione i loro anni e si accalcano e spingono per disturbare i loro mesi; perché in tutto ciò che ti hanno fatto hanno operato iniquità in segreto”.

L’egizio libro dei morti mi disturba, insinua atroci dubbi sul tempo e le umane vicende… mi ripeto in sillabe di silice fusa che si parla della precessione degli equinozi, della successione cosmica dei punti su cui l’uomo si basava per poter tenere il computo del Tempo… ed il Tempo stesso mette le potenze – in questo caso: i divini figli di Nut - che ne regolano il corso fuori gioco, richiedendone altre, più nuove ( od enormemente più antiche a dir si voglia! [7]L’Uroburo è il simbolo del Tempo infinito che ritorna in sé stesso, poiché le costellazioni che fanno da sfondo all’alba degli equinozi di primavera ruotano indietro al ritmo di uno ogni 2.160 anni, fino a compiere l’intero giro in 25.920 anni ). Calcoli astronomici, mi dico, eppure sono inquieto e siccome un mio amico mi diceva che finché si è inquieti si può stare tranquilli tranquillamente sogno metafore aggirandomi tra intricati cunicoli miticoparanoici…

Sogno “i divini figli di Nut” nelle vesti di rivoluzionari francesi… ecco il “nuovo patto sociale” stilato, la bourgeoisie au pouvoir! E la Storia riprende la sua corsa, allora? Allora basta rileggere il brano del libro dei morti cambiando soggetto e tutto il resto non fa una grinza! La ruota dentata del mulino del Tempo gira per tutti… colonialismo, imperialismo, due guerre mondiali, arsenali atomici… urla di vendetta s’odono per tutto il globo in una lenta e feroce agonia… in tutto il loro operato i potenti hanno agito contro i più deboli… si compierà il loro destino; gran bella visione mi coglie al solo pensiero, scopro un sorriso compiaciuto illuminarmi la mente: ora so che sarà così, perché non potrebbe essere altrimenti. Suonerà lo [8]Gjallarhorn anche per questo Establishment internalzionalcapitalista.

Solo dovremmo sforzarci di dargli un po’ più di fiato noi a questo stramaledettissimo corno per cacciargli fuori almeno una nota, non vi pare?

(Note)

[1] Perché citare questi versi dell’Inno omerico a Demetra rispetto ad un discorso sul Sogno, il Tempo e la Visione? Se vi siete posti questa domanda sazierò la vostra doverosa curiosità famelica: il rito di cui si parla è quello dei misteri Eleusini, una festa Ellenica che potrei definire parareligiosa, in quanto sebbene celebrante Demetra e sua figlia Persefone, s’incentra su una Visione che era collettivamente esperita dagli iniziati ai misteri all’interno di un edificio chiamato Telesterion. Una Visione che cambiava drammaticamente la weltanschauung degli intervenuti, i quali potevano parteciparvi a prescindere dalla loro religione, dal loro sesso o dalla loro condizione sociale, ed esclusi erano solo coloro che si erano macchiati di omicidio.
Questa Visione (a parte i tentativi ridicoli da parte dell’accademismo storico-archelogico di far passare gli antichi greci per dei deficienti) probabilmente era ottenuta mediante la consumazione di una bevanda chiamata Kykeon, una bevanda a base di cereali verosimilmente infestati dalla claviceps purpurea, il famoso fungo parassita da cui Hofmann estrasse nel ’43 la dietilamide dell’acido lisergico.
Rimando al testo di Wasson, Hofmann e Ruck Alla scoperta dei Misteri Eleusini, edito da Urra-Apogeo, per un approfondito studio sull’argomento.
Qui basti l’idea che l’esperienza visionaria comunitaria sull’essenza delle cose non è una fissa da freakkettoni ma qualcosa di molto più vasto e profondo.

[2] Miti fra loro distanti continenti od oceani interi definiscono in maniera analoga l’asse terrestre, ora è il bastone della zangola, ora il perno d’una macina, ora il timone (quello arcaico era un lungo palo fissato alla poppa dell’imbarcazione) d’una nave, in ogni caso è inclinato e di tanto in tanto si spezza con esiti chiaramente catastrofici…

[3] La controparte energetica femminile, la sposa, l’energia creatrice della divinità.

[4] Se vi capita tra le mani leggetelo oppure non ve lo fate scappare, è un testo ormai raro! Allegro, filologo mediorientale, sostiene in questo libro che il cristianesimo e lo stesso ebraismo derivano da miti di fertilità assai più remoti e ,mano alla lingua sumera, destruttura il nuovo ed il vecchio testamento smontando sensi ed interpretazioni posteriori delle sacre scritture. Rimane azzardata l’ipotesi del fungo allucinogeno come vera essenza della figura del Cristo, anche perché negli ultimi trent’anni la conoscenza del sumero si è andata approfondendosi e gli etimi delle parole probabilmente andrebbero rivisitati, ma sicuramente il passaggio forzoso di parole dall’aramaico al greco nel nuovo testamento ha giocoforza modificato i significati iniziali delle scritture. Comunque, pensando al soma vedico, un intero culto basato su d’una sostanza psicotropa non è poi così lontano dall’essere possibile.

[5] Ovviamente il problema dei media è enorme e complessissimo. Perdonatemi se accenno a tanta vastità per poi passare oltre, rischiando di generalizzare e di semplificare il pensiero passando di misura; non è mia intenzione buttarla in caciara per uscire indenne dalla mischia… d’altronde non potevo aprire una digressione di tale portata senza stravolgere il senso di questo scritto.

[6] Mi viene da pensare, con un certo raccapriccio, che la notificazione delittuosa del tipo di arma usata sia una forma subdola di pubblicità mascherata da informazione… se un mass murder usa un M-16 invece di un FAL per far fuori quindici persone avrà le sue valide ragioni tecniche, no?

[7] Il serpente o il drago che si morde o ingoia la sua stessa coda, rappresentazione del Tempo ciclico o dell’Infinito.

[8] Gjallarhorn è, nella mitologia nordica, il corno che verrà suonato, prima ed ultima volta, per annunciare l’inizio del Ragnarök, lo scontro finale che opporrà gli Æsir alle Potenze dell’Abisso e che si concluderà con le distruzione di entrambi gli schieramenti. Dalle macerie poi, i pochi superstiti delle due fazioni divine e i sopravvissuti degli uomini torneranno ad abitare la terra ed il cielo. Il corno fatidico è di proprietà di un certo Heimdallr, noto pure come Hallinskíði, ovvero il palo inclinato, ed oltre a doverlo suonare a tempo debito è il guardiano di Bifröst, il ponte che conduce dalla terra ad Ásgarðr, la dimora degli Æsir, ponte che crollerà rovinosamente il giorno del Ragnarök. Orbene Heimdallr può essere considerato l’asse terrestre, il palo inclinato, e Bifröst il coluro equinoziale che mette in connessione la terra con la parte del cielo che in quella data epoca presiede il Tempo. Cambiando Tempo per via della precessione degli equinozi, ovvero mutando costellazione in cielo, bisognerà trovare delle nuove energie cosmiche a presiedere il Tempo. Heimdallr, in veste di axis mundi, decreta giunto il momento di cambiare epoca, suona il corno facendo crollare il ponte che fa da indicatore epocale e richiama le forze primordiali cosmiche a rimettere in gioco la storia. Poi, assestatasi la situazione, tutto riprenderà a scorrere sotto nuovi cieli equinoziali, sotto un’altra Ásgarðr segnata da un nuovo Bifröst.

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