Sud

Lente siepi di stelle
Scoprono Maye desnude
Contro abissi siderei
Frattali invernali
Possibilità totali
Quanticamente reali
Forfora divina Calcolo caotico
Nel rene dell’Infinito
Vedo barche solari
Traghettare Essenze
Attraverso fiumi
Celesti
Paura
Uno scherzo di pessimo gusto
Un incubo tutt’al più
Solo la propria ombra proiettata
Sui confini zodiacali dell’essere
Nel continuo deturnamento
Dei nostri intimi desideri
Offesi
Sofia
È il nome della Regina del Cielo
Androgino protettore degli oppressi
Sia la tua lanterna
Quella di un ça ira
Universale
Tale all’oscura prigione
Che dai quattro pilastri della Terra
Ci viene premurosamente
Dispensata
Non ho bisogno di te
Multinazionalistica
Realtà menzognera
Oscena foriera
Di tecnotragici futuri
Tetraplegici
Io sono Dio
Ed un Dio che danza
Shiva Nataraja
Un Tao roteante
Un ribollente Kaos
Il Dio di Nicia
Claudicante di gnosi
Lungo la strada d’Eleusi
Che danza
Danza
Salmodiando
Che noi
Solo noi
Possiamo essere
Dio
Ed un Dio che danza
Danza!

Roma 19 novembre 1997

Una piccola molecola psicoattiva
Ormai in circolo
S’insinua tra le sinapsi assetate
Un mare di plastica fusa
Lecca le mie caviglie
Affogate nel fucsia
Di un’alba eterna
Con i piedi che affondano
Nella candida sabbia
Mai offesa dalla protervia umana

Nella spirale tentacolare dei pensieri
Roteanti in alta quota nell’alto dei cieli
Si compone il miracolo della mia visione

Labbra e pelle odorosa
L’abbraccio sudato della materia
In un sogno che si fa ricorrente
Dove il tuo nome
Si pronuncia come quello
di un prodigioso desiderio

Una piccola molecola psicoattiva
Ormai in circolo tu sei Per le mie sinapsi assetate

Roma 30 agosto 2002

DEDICA

Ecco sciolti i capelli dai legacci dell’anima
L
ibero il desiderio di nomi fra le tue labbra
I
sobare di sogni coincidenti
S
fiorano nervi adoranti con tattili carezze di velluto
A
bbracciano isole continenti in fuga
B
aciano i contorni frementi dell’essere
E
sausti nell’attesa del proprio dissolversi
T
ra le tue braccia
T
ra le mie braccia
A
vide all’alba ancora di mani sfinite

Roma 11 gennaio 1993

Oltre al giardino delle Esperidi ci terrei a ricordare quello della mia infanzia
Erano zeppi di papaveri d’estate i greti di sabbia fine
Un orizzonte di mare azzurro quanto verde era lo stelo delle graminacee a mezzogiorno
D’intorno un sordo campanaccio di buoi o vacche e ronzare di mosche cavalline
Il frinire possente dei grilli il loro pulsare smeraldino tra l’erba intricata sotto le mie scarpe
Votate alle pozzanghere viscide di girini abbracciate ai fontanili
D’acqua gelata a ferragosto e le nuvole che guardavo stracciarsi in filamenti abbaglianti
Oltre la portata libidinosa delle mie dita

Oltre al giardino delle Uri ci terrei a ricordare quello dei primi incontri promiscui
Era caldo di lingue di fiati nelle orecchie bisbiglianti tremanti desideri impacciati
Unicorni stremati sotto briglie impazienti o lente carezze confuse
Dietro lenzuola di miele e di latte fredde lamiere grande casa celeste
Il sonno sottile e profondo a gambe intrecciate sfrecciare di pneumatici in strade deserte
Violetti i lampioni si perdevano all’infinito sull’asfalto sudato dell’alba
Dorate lacrime per una schiena che si allontanava per un ventre si avvicinava
Oltre la portata libidinosa delle mie dita

Oltre al giardino dell’Eden ci terrei a ricordare quello del capannone
Uno dei tanti in cui ho contemplato il cosmo vibrando al suono della sua musica
Non importa quale basta il sole che riscalda i nostri corpi di rettile
Tra fumo e polvere un muro di casse nere riflette la nostra eternità
Bagnati di luce fusa spiriti d’ambra magica della stella nascente
Danziamo sull’ultimo bagliore della via lattea tra bottiglie di birra
E catene infuocate mentre il ritmo delle nostre scarpe porta in superficie
Lo scheletro nudo della Storia esattamente
alla portata libidinosa della mie dita

Vi amo tutti/e

s1m0n3

r0ma 4 gennaio 2001

Ma dov’eri
Dov’eri dov’eri dov’eri
Dov’eri?
Dimmelo dai!
Raccontami tutto
Dammi le parole per il nuovo
I ricordi seccati di rose fossili
Se ne vanno in polvere
Sotto il tocco delle tue dita
Un tocco di assolati
Campi magnetici in fiore
Corolle di sinapsi crepitanti
Pistilli di neuroni vibranti
Fiori all’infrarosso
Sotto un cielo di porpora
Dammi le parole!
Nella moscacieca del mio essere
Inguaribilmente vivo
E perciò cattivo
All’uscita di scuola
Ho scambiato le lenti spesse del reale
Con qualcosa di diverso qualcosa di speciale
Adesso vedo al buio
Leggo libri senza aprirli
E so che il vero a volte
Si nasconde nei plissé barocchi
Di ciò che gli altri chiamano realtà
Ma tu dammi le parole
Le parole!

Roma – casa di Lucio – 14 febbraio 1993

Perché di fronte a l’amore anche l’infinito sembra ben poca cosa
E l’eterno un soffio di vento fra i suoi capelli
Io rincorro le mie dita sulla sua pelle
Rincorro la storia che scioglie le sue trecce
In boccoli di stoppa contro le sue cellule frementi
Sento in un’estasi parossistica i mitocondri ronzare energia
Fluttuando nel citoplasma come capidogli negli abissi del Sud
I suoi Tropici sono una fascia torrida alle mie tempie
Gemiti che mi trafiggono come un Sebastiano al supplizio
La Storia e i suoi sciacalli sono deboli fantasmi che si sbracciamo
Su d’una galea schiavista alla deriva
E si allontana nel telescopio rivoltato verso nuovi pianeti da depredare
Bacio le sue morbide cellule cristalline
Tintinnio di cristalli di Boemia e schiocchi di labbra gonfie
Assetate di lascivi fluidi opalescenti
Con la segreta speranza che quasi in una alchemica metonimia
Potessimo scambiarci noi stessi l’un l’altro
Liquefarci e prendere il largo tra i flutti sempiterni dell’Eridanio

Nella penombra dello stoppino che soffoca
Il materasso di lana è sabbia fine e bianca e i nostri corpi
O meglio ciò che resta
Sono percorsi ancora da brividi inconsulti di piacere
Sotto lo zaffiro che lampeggia tra le palme di questo Eden primevo

Ma oltre la sua spalla di bronzo e miele la retina paranoica
Già intravede la galea ed il suo triste carico doppiare il capo
Cercare nuovo di nuovo un approdo sicuro tra granchi e palme da cocco
Stringo l’impugnatura logora della sciabola
Sudando amore dalla fronte come pia aureola di dolore

Se ci sarà da combattere ancora
Io sarò qui

Perciò giurammo solennemente
Da folli amanti nell’assolato meriggio australe
Aggrovigliati l’uno nell’altra:
Tra un amplesso e l’altro
We’ll never surrender!

Roma 5 giugno 2003

Massa critica e reazione a catena


Ci sono notti nere
Strade grigie in cui perdersi
Neon da gelare la pelle
Da freddare la scintilla
Dei tuoi occhi
Bar come camere mortuarie
Marciapiedi di luce agonizzante
Sui quali sfracellarsi
Rimandare il proprio essere al nulla
Passo dopo passo sempre più opachi
Come un’ombra nell’ombra
Scomparire poco a poco
No! Non voltarti
Guardami negli occhi
In questi caleidoscopi impazziti
Dove ritrovarsi ancora
Nei frammenti colorati dell’iride
No! Non negarmi il tuo fuoco
Che fischia rabbioso
Vivo di carne e sangue
Nel fondo oscuro dei tuoi occhi
Occhi sguardi fiamme
Per incendiare
Questo fottuto mondo
Di fondali dipinti e siparietti
Di marionette oscene
E burattinai perversi
Di copioni ammuffiti
E costumi rimediati
No! Non ci siamo mai persi
Ad un angolo di questo folle
Labirinto di asfalto
Ci siamo incontrati
Fusi insieme nel calore dell’esplosione
Rase al suolo mura e Torri di Guardia
No! Non voltarti allora
Guardami guardami negli occhi
Perché tu veda il riflesso
Scintillante di ciò che tu già sai
Ché nulla nulla
Sarà per noi come prima
Ormai

Roma 9 febbraio 1993

Pensami come un’amante lontano
D’altri tempi
Pensami che tornerò da una crociata
O dopo aver toccato terre diverse
Visto genti e colori differenti
Pensami più bello e più saggio
Pensami più folle e innamorato
Pensami più forte
Più dolce
Più salato

Pensa ai miei occhi
Alle mie labbra
Pensa al fruscio della mia pelle
contro la tua
pensa al mio sudore
sposato al tuo in un eterno
pomeriggio d’estate
pensa al nodo delle nostre gambe
al loro fremito convulso
pensa al mio sesso dritto nel tuo
pensa al pulsare gemente
dei nostri fianchi
pensami
tu         orizzonte marino
cielo stellato
sentiero nel bosco
fragola selvatica
trionfo di buganvillee
amore mio
pensami
in questa notte di Tropico
come ti penso io

Poxila 25 marzo 2004

a E. V.

Il goccio della staffa
Un bicchiere di plastica
E due dita di Champagne
Brindo ad un amore lontano
Brindo a te
Con un bicchiere di plastica
In mano

Parigi 3 dicembre 1993

39

Rigido
Nella livrea di coccodrillo
Sguazzo
Maledicendo
La mia ignobile
Codardia
Nella leggera fanghiglia
Delle mie lacrime piovose
Non saper prendere
Ciò che ti si offre
Ritorna spesso in pianto
Oggi sono più vecchio
Mi starebbe bene
Se fossi anche un po’ più saggio
La strada illumina il tuo volto
Fa risplendere la tua pelle
Morbida
Profumata
Attendi qualcosa da me
Anch’io lo aspetto
Una rara farfalla tropicale
Vaga per la boscaglia
Fare e non disfare
Possibilmente
Vivere
Assolutamente
Amare

Roma 25 aprile 2004